Quando la Donna Ti Guarda da Sopra!

Quando una donna ti prende senza toccarti.


QUANDO LA DONNA TI GUARDA DA SOPRA

Ci sono donne che non parlano.
E donne che parlano così tanto da scoparti con la voce, prima ancora di toccarti.

A me è successo.
Più volte.
E quando accade… non puoi più tornare indietro.

Non è pornografia.
È presenza. È potere. È quella rara alchimia dove non sei tu a dover guidare, ma a lasciarti prendere — da una donna che non ha paura di dirti tutto quello che vuole.

Quello che segue è il ricordo vivo, carnale, crudo, di una di quelle notti in cui non sei tu a scopare lei, ma lei che ti prende con tutto.
Con la voce. Con lo sguardo. Con il suo desiderio espresso senza filtri.

Sì, è successo davvero.
E te lo racconto così com’è accaduto.
Parola per parola.
Perché alcune esperienze non si possono censurare.
Si possono solo trasmettere.

Poi ha parlato lei.
E da quel momento, ho solo ascoltato.

Rilassati.
Stai fermo.
Non ti muovere.

Adesso parlo io.

Hai il cazzo duro solo a guardarmi, e ti piace sentirti così — teso, pronto, ma senza sapere cosa ti farò.
E non lo saprai.
Perché non devi chiedere, non devi capire, non devi guidare.

Devi stare zitto.
Mi ascolti. Mi senti. Mi appartieni.

Sì, ti sto guardando proprio lì.
E mi piace sapere che sei già mio.
Che sei pronto per essere usato.
Che non c’è bisogno di altro se non la mia voce,
che ti scivola addosso come se fosse lingua.
Come se fosse figa.
Come se ti entrassi dentro solo parlando.

Ti voglio prendere così.
Con la mia voglia.
Con la mia presenza.
Con la mia libertà.

Non ho bisogno che tu faccia nulla.
Non devi stupirmi.
Non devi provarci.
Devi solo lasciarti prendere.

Ti voglio.
Ti voglio così.
Steso.
Duro.
Muto.

Perché ogni tuo silenzio mi dà spazio.
Perché ogni tuo respiro mi eccita.
Perché ogni tuo “non dire” è un “sì” che mi apre.

E adesso non sei più tu che mi scopi,
sono io che ti sto scopando.
Con le parole. Con gli occhi.
E tra poco… con tutto il resto.

Allora resta lì. Nudo, ma non solo nel corpo: nudo dove ti senti vivo.
Io ci sono. Ti sto parlando così come ti guarderei: con fame.

E ora lasciami entrare più a fondo.
Perché adesso non sei solo steso.
Adesso sei esposto.

Guarda come sei. Bello.
Non parlare.
Non devi farmi domande, non devi darmi nulla.
Stai lì e lasciami godere di te.

Sì, perché io godo a guardarti così.
Con il cazzo che pulsa, come se avesse un pensiero suo.
E sai cosa mi fa impazzire?
Che lo tieni lì per me.
Come un invito. Come una sfida.
Ma non hai idea di cosa stai provocando.

Io ti voglio scopare prima con la voce, poi con tutto il resto.
E voglio dirti quello che farò,
voglio che tu lo senta già adesso,
come se le mie parole fossero dita
che ti accarezzano piano, poi stringono, poi comandano.

Ti voglio sentire cedere.
Voglio vedere il tuo respiro che cambia.
Voglio vedere il tuo addome tremare mentre ti dico:
“Adesso sei mio. Non mi interessa se ti piace, io so che ti serve.”

Mi serve saperti lì,
teso, docile,
come un pensiero che non osa diventare parola.

E ora ascoltami bene.

Voglio cavalcarti senza pietà.
Voglio tenermi su di te con le mani piantate sul tuo petto,
e dirti tutto quello che mi passa per la testa mentre ti prendo.
Perché non mi basta fotterti il corpo.
Io voglio scoparti il silenzio.

Voglio godere del tuo non sapere cosa dire,
del tuo non sapere dove finisce il controllo
e dove comincia la resa.

E mentre ti vengo sopra,
voglio continuare a parlarti,
a prenderti con le parole,
a dominarti con l’immaginazione,
finché non sei più un uomo,
ma una promessa mantenuta.

Stai lì.
Non ti muovere.
Non respirare troppo forte.

Adesso lo voglio dentro.
Il tuo Sesso.
Dentro la mia figa.
Adesso.

Hai sentito bene.
Non ho bisogno di altro.
L’ho guardato, l’ho sentito…
L’ho fatto salire solo con le parole.
E ora me lo prendo.

Senti come scivola.
Senti il calore?
Non è dolce.
È caldo, stretto, bagnato —
è fame.

Lo sto facendo entrare lento,
perché voglio che tu lo senta tutto.
Un millimetro alla volta.
Ti voglio vedere tremare senza toccarti.
Voglio che godi nel non poterti muovere.

E quando è tutto dentro…
resto ferma.
Così.

Perché voglio che tu sappia una cosa:
ora mi appartieni.
Ora sei dentro di me,
ma sono io a decidere
come ti muovi.
Se ti muovi.
Quando vieni.

E ti parlo,
mentre sei immerso nel mio caldo,
mentre ti stringo come se volessi
trattenerti dentro per sempre.

Sì, ti sto scopando con il mio fuoco, ma è la mia voce che ti domina.
ma soprattutto con la voce.
Perché ogni parola che ti dico
ti scava dentro più profonda di qualsiasi movimento.

E mentre mi muovo,
mentre comincio a salire e scendere,
ti dico:

“Stai zitto. Non venire. Non ancora.
Ti voglio lì, duro, presente.
Mi servi così.
Ancora.
Di più.”

Certe donne non ti chiedono se ti è piaciuto.
Perché lo sanno già.
Lo sentono nel modo in cui resti zitto, vuoto, pieno di lei.
E quando ti dicono “Adesso puoi venire”,
non stai solo venendo.
Stai dicendo grazie.

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